programmato da Alicesue alle ore 00:39
sabato, 05 settembre 2009

Anno 1870: Proclamazione del Giorno della Madre.
Diventato oggi quella festa obbrobriosa chiamata festa della mamma, con cioccolatini che sanno di tutto trannne che di cioccolato e con riti familiari diventati estranei e brutali, talmente sono imposti dala società.
Comunque.

Ecco il discorso di Julia Ward Howe:

Alzatevi, dunque, donne di questo giorno! Si alzino tutte le donne che hanno cuore, sia che abbiano avuto un battesimo d'acqua, sia che abbiano avuto un battesimo di paura. Dite con fermezza: "non permetteremo che le grani questioni siano decise da forze estranee alla nostra volontà. I nostri mariti non torneranno da noi con addosso la puzza del massacro, per ricevere carezze ed applausi. I nostri figli non ci verranno sottratti affinché disimparino tutto quello che noi siamo state in grado di insegnare loro sulla carità, la pietà e la pazienza. Noi donne di un paese proviamo troppa tenerezza per le donne di un qualsiasi altro paese, per permettere che i nostri figli siano addestrati a ferire i loro. Dal seno di una terra devastata una voce si unisce alla nostra. Dice: disarmo! Disarmo!




La spada dell'assassino non è la bilancia della giustizia. Il sangue non lava il disonore, nè la violenza indica possesso. Poiché gli uomini hanno spesso abandonato l'aratro e l'incudine alle prime avvisaglie di guerra, che le donne lascino a casa tutto ciò che può essere lasciato e si uniscano per dare luogo ad una giornata nella quale si discute insieme. Si incontrino dapprima, le donne tra loro, per riflettere sul dolore e la devastazione della guerra e commemorare i morti. Si uniscano poi solennemente agli uomini in un comune consiglio per trovare i mezzi con cui la grande famiglia umana possa vivere in pace, ed ognuna porti nel tempo che mette a ispoziione la sacra impronta, non i Cesare, ma del suo dio. in nome delle donne e dell'umanità, io chieo seriamente che un congresso generale delle donne, senza limiti di nazionalità, venga indetto nel luogo più conveniente e nel più breve tempo possibile, in concordanza con i propri scopi, per promuovere l'allenza di differenti nazionalità, la risoluzione amichevole delle questioni internazionali, il grande e generale interesse della pace.
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programmato da Alicesue alle ore 19:53
mercoledì, 15 luglio 2009

Beppe Grillo si candida per la segreteria del Pd.



Il suo discorso scritto può anche sembrare sensato. Eppure, come al solito, quando una cosa è troppo logica a me non suona giusta.
Il perché è lapalissiano: sono tre anni che Grillo parla male della casta, tre anni che parla di Pd-pdmenoelle, di prenderli a calci in culo. Sono stata sempre la prima a dire che il suo era un linguaggio non qualunquista ma semmai di rottura e rimango dell'idea che l'avvento dei meet-up sia stato l'evento più importante degli ultimi vent'anni, in campo di politica italiana.
Però. Però questo a me suona come un voltafaccia. Anche se sono stata rassicurata da molti, certo. Eppure un senso di disgusto, vago vago, c'è.
L'idea è quella di cambiare tutto dall'interno. Di dare un sonoro schiaffone ai vari pupazzi inamidati presenti in parlamento, ed è possibile che si riesca.
Ma perché tanta fretta? Perché non continuare con la strada delle liste civiche, che sono più popolari, sono a misura d'uomo ed ognuno di noi può (e deve) dare una mano attiva? Perché questo bisogno irrefrenabile di dare un calcio nei denti al Pd? Non ci si sporca, giocando nel fango? Ed entrando in un partito marcio, non si marcisce con lui?

Sono scettica ma congelo ogni giudizio.



 Queste sono domande che mi sto ponendo e non ho una risposta. Non credo più nel bianco e nero, nel giusto o sbagliato. Sono semplici domande a cui dovrò dare una risposta PRIMA di votare.

Mentre scrivo, la storia quotidiana continua a dipanarsi e delle risposte ci sono. Travaglio parla di provocazione, il Pd è talmente impaurito da cercare di estromettere Grillo e si attacca a piccole questioni burocratici per rimandare la decisione del partito.
Nelle varie discussioni avute con diverse persone, una di queste mi ha fatto notare che le primarie interessano gli elettori del Pd... Citando testualmente (e non per insultarlo, ma solo per finire di spiegare il mio punto di vista, tra l'altro caotico e privo di pensieri partigiani) “Ad ogni modo alle primarie è giusto vada a votare chi si sente di scegliere il leader del PD, non tutti gli altri solo perchè devono sostenere la boutade di un comico”.

A parte che Grillo non è un comico (così come Silvio non è più un cantante nelle crociere), questa frase che a prima vista mi aveva convinto, più passano le ore e meno trovano una logica diversa dalla tifoseria. Come dire, non si cambia mai la squadra del cuore, così nemmeno un partito. Quindi il Pd avrebbe, se capisco bene, numero chiuso al suo interno e numero chiuso al suo esterno.



Grillo sa che c'è una vasta parte di popolazione priva di punti di riferimento politico.

Eppure ancora non sono convinta riguardo questa candidatura. Più la osservo e meno mi piace, per quanto cominci a capirne le logiche. Diciamo che è un'azione che io non avrei mai e poi mai intrapreso.
Spero con tutta sincerità che I fatti mi aiutino a scegliere entro ottobre. Per ora non andrei a votare, per quanto io rispetti Grillo, lo abbia sempre seguito con moderazione e abbia approvato il novanta per cento delle sue decisioni.

Mentre scrivo, sembra che il Pd abbia deciso DEFINITIVAMENTE di non accettarlo all'interno del Partito. Il partito è chiuso, le primarie sono una farsa e il pd lo ha finalmente mostrato, con il solito cipiglio arrogante.




D'altra parte ne parlò anche Travaglio, il marzo scorso, e non c'è da stupirsi.
Tanto vale allora essere coerenti, eliminare le primarie farse e compiere un'incoronazione, proprio come in pdl.
Comunque, dopo tante parole inutili che diventano inutili perché il blog è LENTO a confronto dei pensieri, delle  notizie, dei fatti che si succedono, vi rimando ad un pezzo di Travaglio che spiega bene cosa voglia dire NON avere le credenziali per entrare nel Pd.
C'è da mettersi le mani nei capelli: 

http://antefatto.ilcannocchiale.it/2009/07/15/molto_partito_poco_democratico.html



Tra le altre cose che mi rendono scettica, c'è il discorso di Obama sulle energie rinnovabili, che tenne il 25 di giugno.
Per chi non lo avesse ascoltato, ecco qui la trascrizione:


E' oltre tre decenni che parliamo di inquinamento, tre decenni che dipendiamo sempre più dal petrolio.
Altri paesi hanno già affrontato la sfida del riscaldamento globale attraverso un'analisi critica della propria produttività.
La nazione che guida la creazione di un'economia pulita basata sulle energie pulite è la nazione che guiderà l'economia globale. Vorrei che questa sia l'America.

La legge sull'energia davanti al Congresso creerà una serie di incentivi per fare finalmente da propulsore alla trasformazione verso un'economia delle rinnovabili, basata su fonti d'energia a basse emissioni - eolico, solare, geotermico, tutte le nuove energie pulite.

...Si tratta prima di tutto di creare milioni di nuovi posti di lavoro. Non dobbiamo sbagliarci. La legge sull'energia rinnovabile è una legge per il lavoro. Lo possiamo constatare, è una realtà.
Gli investimenti sull'energia pulita equivalgono a un piano di salvataggio. In California, già 3.000 persone sono impegnate nella costruzione di una nuova centrale solare, che creerà altre migliaia di posti di lavoro. In Michigan, ci aspettiamo che gli investimenti in turbine eoliche e in tecnologia eolica creino centinaia di posti di lavoro. Altri 400 in Florida per soli tre nuovi progetti solari.
Potremmo continuare, ma il punto è questo. Questa legge farà dell'energia pulita l'unico genere di energia praticabile, quello su cui fondare un'economia libera dalla dipendenza del petrolio e dalle bolle speculative.
Daremo alle comunità, ai coltivatori, l'opportunità di generare nuovi profitti, e nel conmtempo di esser parte della soluzione al cambiamento climatico. Il costo iniziale delle misure per la transizione verso le tecnologie pulite sarà, per ogni famiglia americana, come quello di un francobollo.



Spingo ogni membro del Congresso a unirsi a supporto di questa legislazione. So che sarà un testa a testa, a causa della disinformazione che si è fatta su questi temi.

Rimarco l'importanza di questo passaggio: non c'è alcuna contraddizione tra investimenti nelle tecnologie pulite e crescita economica. Il mio appello va anche alla gente americana: non dobbiamo avere paura del futuro, non dobbiamo rimanere imprigionati nel passato.

Da quarant'anni parliamo di questi problemi. Ora è finalmente il tempo di agire.

Nessuno dubita che la dipendenza dal petrolio straniero mina la nostra sicurezza interna, e nessuno dubita che le emissioni di CO2 stiano mettendo il mondo a rischio. Sta già succedendo. E non c'è nemmeno alcun dubbio sul numero di posti di lavoro e sulla ricchezza che nasceranno nel 21esimo secolo da tecnologie ed energie pulite. L'unico dubbio è: quale Paese creerà questi posti di lavoro e queste industrie? Per me, la risposta è: devono essere gli Stati Uniti d'America.

Spero che la gente condivida questa volontà con i membri del Congresso. E' una grande opportunità per unire gli interessi del nostro Paese, dei lavoratori, dei nostri figli e delle generazioni future".

Barack Obama - White House, 25 giugno 2009

Ce ne sarebbero di cose da dire.



Per esempio il fatto che noi non siamo sempre più dipendenti dal petrolio per fortuita casualità ma per un piano ben preciso. Un piano che comprendeva (e comprende) ingaggi militari e la sottomissione dell'umanità intera. Non è demagogia: basta informarsi un pochino e non si può negare, purtroppo. Energia pulita e gratuita? E' possibile. E sarebbe stato possibile da  molto molto tempo. Basta vedere le varie invenzioni e I vari studi a cui hanno tolto I finanziamenti o il caso famoso dell'olio di colza, ancora illegale, che potrebbe essere impiegato per le automobili.

Combinazione, solo oggi si rendono conto che l'inquinamento esiste, che bisogna fare qualcosa, che non si può andare avanti così. Oggi, che l'ambiente comincia a ribellarsi, e non solo in quei paesi totalmente devastati dall'agricoltura intensiva o dall'acquicoltura cannibalizzata. E poi non è solo questo. Abbiamo oggi un braccio di elettori ecologisti che non esistevano,, un tempo. Non li si può più ignorare. Non si può certo rendere criminali anche gli ecologisti, come invece riuscirono a fare con I no global, con I comunisti, gli anarchici e tutta quella branca di popolazione “dissidente”.
In più, I due mandati di bush non hanno raccolto molti favori dagli americani stessi.
Bisognava avere un punto di rottura, una figura carismatica, nuova, che portasse una nuova economia e una nuova ecologia. Eccolo qui. Obama, il tipo abbronzato, il nero povero che diventa presidente americano grazie a un movimento dal basso.

Liberi di crederci, personalmente ho molti dubbi.




Per quanto non abbia proprio niente contro di lui e ne riconosca il forte valore simbolico (e non solo simbolico, basti pensare alla riforma quasi rivoluzionaria - per l'America - della sanità gratuita per tutti).

Che bisogna cominciare a rivedere il concetto di produttività è sicuramente vero. Bisogna rivedere tante cose. Lo sfruttamento dei paesi più poveri (il cosiddetto terzo mondo, che è diventato terzo mondo a causa nostra, non perché dio è cattivo) e lo strapotere delle multinazionali nei nostri paesi e nei loro paesi. Votare, finché le multinazionali non saranno rimesse ai loro posti da leggi precise e severe, è pressoché inutile. Ogni azione politica è legata all'economia e l'economia non è più in mano agli uomini politii. Sarebbe bene che questa cosa cominciamo a stamparcela in fronte. Per cambiare la politica economica l'unica nostra arma è la scelta d'acquisto e sta diventando semper più vero. Il boicottaggio, la scelta di frutta raccolta in posti vicini alla propria casa, il cercare di acquistare meno capi possibili prodotti in china o in bangladesh.
E' sempre più difficile e lo sarà sempre più. Eppure, anche in America, certe catene di supermercati hanno cambiato I loro prodotti perché gli acquirenti hanno cominciato a comprare pensando.
Come dissero in un film che ho visto poco tempo fa (food Inc.) si vota tre volte al giorno. Ogni volta che mangi, voti, ogni volta che tiri fuori il portafoglio, voti.

Per quanto riguarda la crisi e il creare nuovi posti di lavoro, vada per creare posti di lavoro se si costruiscono cose intelligenti. Dovremmo smettere di parlare di Pil e cominciare a studiare cose nuove per un mondo nuovo. Se il pil, un giorno, dovesse ricrescere, bene. Altrimenti, pace e amen. La nostra felicità non si basa sul pil, per fortuna. Un esempio idiota che faccio sempre
Se sei ammalato di cancro avrai un sacco di spese in medicine e spenderai soldi in ospedali privati e spenderai un sacco di soldi in generale, pur di cercare di guarire.
Tu stai facendo del bene al tuo paese, perché contribuisci a far crescere il pil. Ma tu, stai bene?



Un esempio meno drastico è quello della macchina. Compri macchine che non ti servono più per spostarti, inquinano l'aria e in più solo per mantenerla, sprechi 5 mesi 5 di lavoro. Se non avessi la macchina potresti lavorare la metà, in un anno.
Certo, contribuisci al pil. Ma tu stai meglio?

Si potrebbero fare esempi su esempi, ma il concetto è questo.
Quindi, dicevo, ben venga creare posti di lavoro. Ma cosa aspettiamo a dire che siamo tanti e una ridistribuzione del lavoro è possibile? E' possibile, come si diceva quasi quarant'anni, lavorare tutti e lavorare di meno. Tanto più che la maggior parte dei lavori che si fanno sono perfettamente inutili.
Sono creati apposta per mettere da qualche parte gli uomini, impiegati a contare mattonelle colorate, piuttosto che lasciati ad oziare. Oziare nel termine più filosofico del termine, non nell'accezione moderna. Ozio creativo, non un esercito di fannulloni.




Obama dice Daremo alle comunità, ai coltivatori, l'opportunità di generare nuovi profitti, e nel conmtempo di esser parte della soluzione al cambiamento climatico. Il costo iniziale delle misure per la transizione verso le tecnologie pulite sarà, per ogni famiglia americana, come quello di un francobollo.

Questo modo retorico di parlare, nasconde punti oscuri. Considerando che si sta parlando di energia pulita e di impatto ambientale e, quindi, NON PUO' parlare solo ed esclusivamente del territorio americano ma il suo discorso deve espandersi anche all'India (per esempio) in cui I massimi distruttori sono multinazionali americane; considerando che anche se parlasse solo del territorio americano, agricoltura e allevamenti sono in mano (ancora) a grandi colossi americani e considerando che il capitalismo, come è stato concepito fino ad oggi, non pone dei limiti allo sfruttamento dello risorse e a quello dell'estensione della proprietà privata... come pensa di cambiare? Come, effettivamente, può togliere lo strapotere a questi pochi per restituirlo, almeno in parte, ai molti, che il loro mestiere lo sanno fare ? Questo è l'unico mondo per tornare a un tipo di vita sostenibile. Localizzare, dare più autonomia e fondi ai molti, togliere I monopoli, inserire un forte controllo statale sulla questione della gestione della natura. In un mondo in cui le multinazionali si sono comprate il diritto ad inquinare, non vedo prospettive per un cambiamento, nè brusco nè graduale.
Ho appena finito di leggere due saggi molto interessanti, scritti da Vandana Shiva: “il bene comune della terra”e “la guerra dell'acqua”.



Viene raccontato, per filo e per segno, ogni passaggio di distruzione dell'ambiente e del mestiere agricolo in india e nel terzo mondo in generale. Considerando che c'è stata – e non riassumo, leggetevi I libri – una deliberata distruzione del territorio, una schiavizzazione dei contadini e un tentato genocidio (che sta avendo successo, per quanto lentamente) degli stessi, non è un po' tardi, oggi, dire ai contadini che potranno “generare nuovi profitti?”. Non era meglio pensarci vent'anni fa, prima di togliere il mestiere a chi sapeva farlo per darlo a chi ha sfruttato la terra senza nemmeno essere in grado? Tutti questi problemi non ci sarebbero se avessero dato incentivi NON alle multinazionali per avere più profitti privati, ma se li avessero dati alle comunità “indigene”. Consideraiamo questo: I migliori agricoltori del mondo sono in India e, se avessero dato I mezzi economici per migliorare la produzione, il problema della fame del mondo, con solo il territorio dell'India, sarebbe risolto.
Il problema ambientale non è stato un errore madornale, enorme, ma pur sempre un errore. In larga parte è stata una scelta, dettata da ignoranza e ingordigia. Oltre che da uno scarso senso di umanità, visto che tutto questo ha portato alla morte migliaia e migliaia di persone.




A me pare parecchio ipocrita bollare come nuovo futuro una svolta che si sarebbe potuta fare da sempre. Certo, non è colpa di Obama. Certo, magari è in buona fede. In fondo Obama tratta temi importanti, quasi rivoluzionari, primo fra tutti la sanità gratuita per tutti.
Mi chiedo solo come? Se è tutto in mano ai privati e il sacro capitalismo è intoccabile, come si può creare una controtendenza? Se il mercato della carne e dei prodotti agricoli è in mano a pochi, come si può obbligare questi a cambiare rotta? E come, infine, se l'economia (come dice anche Rifkin, per fare un esempio) non è più in mano al mondo politico ma al Wto, alla banca mondiale et simili?
Leggo poi che la controtendenza, parlando esclusivamente di ambiente, è pressoché impossibile. Non ha senso che io riporti l'intero interessante articolo. Eccolo qui: http://www.bolognacittalibera.org/profiles/blogs/la-legge-sullenergia#comments (dovete leggere il commento del post, non trovo più l'articolo di repubblica, forse è stato rimosso).

In sostanza, bisogna ridurre le emissioni di Co2 a ZERO. E non vedo come.

Sono domande semplici che in questo discorso vago non hanno risposta. E questo discorso copre responsabilità enormi con un semplice “ora si cambierà”. Ma questo è un comportamento tipico di ogni popolo, nazione, capo dello stato.
I responsabili di questa barbarie non saranno puniti e  non è detto che non compiano ancora altre azioni scellerate, in nome dell'energia pulita.

Le cose importanti, lavorare di meno e l'istituzione di un reddito di cittadinanza, non vengono nemmeno toccate.



Certo, mi si dirà, anche se le volesse toccare non si potrebbe in un discorso sull'energia pulita.
Invece, da quello che leggo, leggo un proseguimento del capitalismo senza intoppi, solo con qualche accorgimento qui e là. Creare nuovi posti di lavoro senza fare un'adeguata analisi del mondo del lavoro e del concetto di lavoro nel 2009 è solo un continuare a non volere prendere in considerazione un cambiamento del paradigma culturale. Cambiamento che sarà epocale, quando e se si comincerà anche solo a PENSARE di attuarlo.

In Europa è partita una petizione per l'istituzione di un reddito di cittadinanza, finalmente.
Ne ho già parlato: il reddito di cittadinanza è una somma che si versa ad ogni cittadino, al compiere dei 18 anni, senza discriminazione di reddito.  Può essere dato in denaro e in servizi ma il succo è che dovrebbe dare garanzia di esistenza SLEGATA dal lavoro. In Italia viene chiamato reddito di cittadinanza un'operazione di assistenza al lavoro che è partita qualche mese fa al sud. Ovviamente non c'entra niente col reddito di cittadinanza. Quello è un sussidio di disoccupazione prolungato, ed è un altro discorso.
Non sono un'economista e di economia e di numeri capisco poco ma quelli che parlano di reddito di cittadinanza non sono filosofi o panettieri. Sono economisti e affermano che non solo è un'operazione possibile ma potrebbe aiutare ogni paese a uscire dalla crisi e finalmente slegherebbe le persone a un ricatto di tipo lavorativo. Il mondo del lavoro migliorerebbe, non essendo più costretti a svendersi per un tozzo di pane.



Non è la prima volta che si parla di reddito di cittadinanza. Il discorso risale agli inizi del 1800 e ci sono stati (anche qui, vi rimando ai pochi libri tradotti in Italia sulla questione: Il reddito minimo universale di Philippe Van Parijs e Yannic Vanderborght e “La democrazia del reddito universale” di autori vari) alcuni tentatvi poi abbandonati di attuarlo. Abbandonati perché non c'è mai stato un consenso nè politico nè – e questo desta meraviglia – popolare.
Inoltre, e questo è un discorso scomodo nel magico mondo del Io so tutto ed ho sempre ragione, non è sempre necessario che siano gli economisti a parlare. Ognuno ha il suo mestiere.
Così come un giornalista ha come compito il denunciare fatti illeciti, sperando che la magistratura agisca e il problema si risolva, un filosofo o un politico può puntare il dito su un problema di diseguaglianza sociale (o di qualsivoglia altro problema) e chiedere aiuto ai “tecnici” per trovare una soluzione.
Siamo abituati a pensare che l'economia guidi l'intera nostra vita, quando non ci rendiamo conto che la grande rivoluzione cultura è stata quella illuminista, quella del pensiero, quella della presa di conoscenza dell'Uomo. L'economia è un mezzo, non il fine ultimo nè il Dio imperatore che tutto comanda.




Purtroppo oggi filosofia, sociologia e politica – politica intesa come amministrazione della città da parte di tutti, non la politica del voto inutile a cui siamo abituati – sono succubi della tecnica vuota e il tecnicismo vuoto, semplice, diretto ma anche sterile ha trovato risposta a tutto, pur non contribuendo alla felicità umana.
E checchè se ne dica, il progresso non è avere una macchina più bella o un cellulare che cuoce le patatine, bensì essere più felici possibile sprecando sempre meno tempo per il lavoro inutile. Il lavoro – o meglio, il mestiere – dovrebbe essere gioia e decantare utilità, non dovrebbe essere una frustrante pena detentiva di otto ore al giorno per decenni irrinunciabili della vita.

Per chi volesse firmare la petizione europea, ecco il link:

http://www.facebook.com/ext/share.php?sid=101005488949&h=e3aYI&u=20Vya&ref=mf


Sto uscendo scema a leggere l'impossibile su qualsiasi cosa.
Eppure mi sembra che sia quasi un problema solo mio. La pappa pronta fa comodo a tutti, anche se è fatta con carne marcia.



In fondo, ci si abitua a tutto.



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programmato da Alicesue alle ore 18:08
martedì, 02 giugno 2009

Parlo troppo, tutti i giorni, con decine di persone. Arrivi al punto che non sai più cosa scrivere.
Mi verrebbe solo da salutarvi, dire "Alla salute" e ripartire per le mie solite strade.



Perché questo è un po' il bignami della mia vita, che è diventata un continuo fare politica, grosso modo.
Avrei potuto scrivere della delusione di queste amministrative, in cui anche un caro amico è diventato - momentaneamente, certo - uguale agli altri. Lo stesso mercanteggiare i voti, la stessa retorica - solo un po' più a sinistra - lo stesso fare politica marcio e puzzolente che ben conosciamo.
Di contro, c'è la Lista Grillo, con Giovanni Favia, un ragazzo gentile, carino, impegnato. Attorniato da una squadra di giovani, gentili, carini, impegnati. Hanno tirato fuori notizie e dati che farebbero rabbrividire ogni cittadino normale. Ma qui non c'è niente di normale e l'abbruttimento generale porta solo a una flebile lamentela, di quelle da bar, di quelle da nulla.
Ma la situazione delle elezioni non è solo uno scegliere a chi dare il voto. E' anche confrontarsi con persone di tutte le età, di diverso mestiere, colore di capelli, tono di voce. Succede che mi incazzo parecchio, che a volte perdo proprio il boccino, perché la chiusura mentale è tale che spesso la lotta politica diventa lotta generazionale.
E quindi, in questo marasma generale, la parola più usata verso di me e verso il gruppo dello sgabellino (che trovate anche su facebook cercando Lo Sgabellino e su due siti internet:
www.controllocittadino.org
www.cittadinisulweb.org) la parola più usata, dicevo, è Fascista. Potete capire la mia confusione mentale.



In un mondo in cui Gentilini, invece di raccogliere merda dei cani, è prosindaco di treviso (dopo 10 anni di potere); in un mondo in cui il premier viene finalmente incriminato per corruzione ma tutti sono troppo occupati a guardare con chi va a letto per accorgersene; in un mondo in cui un partito si fa chiamare democratico, come se si potesse essere non democratici in una democrazia; in un paese in cui c'è bisogno di istituire un partito della legalità, quando in una democrazia seguire la legge dovrebbe essere la base.... i fascisti sono 10 persone che si ritrovano in piazza con uno sgabellino e improvvisano assemblee cittadine, aperte a tutti.
I radicali ci hanno detto che la piazza piena è roba da Mussolini e che bisogna passare per le istituzioni;
Di Pietro ha preso a calci lo sgabello ed è fuggito dopo 3 domande 3. Il nostro metodo non era abbastanza democratico probabilmente.
Per non parlare poi di Cazzola, candidato del pdl, che si è fatto una figura di merda pazzesca ma nessuno se ne è accorto, perchè tanto i giornali hanno raccontato quello che volevano raccontare, dando prova di quanto la stampa sia censurata e manipolata (lo sapevo già, ma essere protagonisti di un evento è tutta un'altra cosa)
Diversi componenti e votanti di Bologna città libera, lista civica capitanata da Monteventi (e la cui mente è il mio presunto amico Franco Berardi detto Bifo), hanno detto che chiedere a qualcuno se vuole parlare e quindi obbligare questo qualcuno a rifiutarsi, è fascista.



Non so. Considerando che fare assemblee di piazza è vietato dal codice Rocco, di stampo fascista, mi sembra quanto meno singolare che Mussolini avesse deciso di rendere illegale una pratica che sarebbe servita ai suoi sostenitori.
Evidentemente c'è una falla nel ragionamento.
E quello che abbiamo notato, è che a chiamarci fascisti sono prevalentemente quelli della generazionee dei 77tini. I rivoluzionari falliti, quelli che ancora si crogiolano nel Noi eravamo tanto bravi e intelligenti, senza vedere quanto questo mondo sia naufragato, anche a causa loro. Perché ricordiamoci che certi parlamentari erano in prima linea, pronti a cambiare il mondo, salvo svenderlo per un po' di potere ed una poltrona sicura.
E questi ex rivoluzionari parlano di lotta di classe (ancora, in una realtà in cui lotta di classe non significa più niente, perché le classi non esistono più) e poi di precariato, senza sapere cosa sia, perché troppo anziani per poterlo vivere (e beati loro). La cosa assurda è che vogliono cambiare la società in cui noi viviamo, il mondo fatto di università diroccate e di lavoro inaccettabile, senza volersi confrontare con i gggggiovani. I ggggggiovani sono quelli stupidi, che non hanno voglia di sbattersi per cambiare le cose, ci pensiamo noi vecchi a risolvere tutto, che non sono riusciti a cambiare quando toccava a noi, figurarsi se possono fare qualcosa ora, che a malapena riescono a salire le scale o a parlare senza sputare la dentiera.



Scusate, è che l'odio straripa, a volte.
Che detta così sembra quasi una lotta generazionale. Cosa che invece per me e per quelli che conosco della mia età, non esiste. L'uomo Sgabello ha 60 anni e ad altri componenti del "gruppo"  ne hanno una cinquantina. Noi impariamo da loro e loro vogliono insegnare a noi per farci diventare i nuovi "rivoluzionari". L'esperienza deve aiutare a raggiungere obiettivi, non deve invece trasformarsi in un fortino inattaccabile da chiunque sia nato dopo il 1980.

Sono rimasta sconvolta nel vedere persone che stimavo sputare sui gggggiovani, salvo non rispondere alle domande e alzarsi, con un sorriso di chi sta dicendo tutto, e andare via, senza nemmeno salutare.
Come se andare in politica non fosse una cosa seria, come se porre una domanda a qualcuno che si propone come possibile sindaco o consigliere, non fosse un dovere di OGNI cittadino, ma privilegio di coloro che hanno già deciso di appoggiare colui al quale fanno i complimenti, mai domande - se non di circostanza. Il candidato sindaco diverrà sindaco di tutti, non solo dei propri elettori. E quindi deve rispondere alle domande poste, sempre e comunque.

Non riesco a credere ai miei occhi.



 Chiedendo ai banchetti di Italia dei valori se non si vergognano ad appoggiarsi al Pd, visto che il Pd è pieno di condannati in via definitiva, si ricevono alzate di spalle.

Ma il peggio del peggio è il Pd che a domande risponde solo "abbiamo bisogno di più soldi, Del Bono risolverà tutto perché è volto nuovo". Fa niente se Del Bono è stato in comune durante il "governo Cofferati", se lo sono già dimenticati tutti. Se lo fai notare, ti salutano, arrabbiati, come se li avessi pugnalati alle spalle.
Guazzaloca, che corre da solo, invece non parla, non sente, non guarda. Impossibile avvicinarsi senza essere ignorati.

Quindi riassumere tutto questo diventa sterile, anche perché i lettori del blog non sono solo di Bologna.
Anche se la situazione sarà simile a quella di altre città d'Italia.
Però questa parola, "fascista", ripetuta così tante volte, da persone che non vogliono aprire un dialogo ed utilizzano così l'unico vocabolo che chiude totalmente la possibilità di confronto, mi risuona nelle orecchie.

Fascisti noi, che abbiamo cercato di andare a dilogare con i fascisti veri, anche se fermati da poliziotti incazzosi per principio.
Fascisti noi, che parliamo di tutto, con tutti, lasciando libero spazio a chiunque, senza alcuna limitazione di sorta.
Fascisti noi.



Mah.

Penso al fatto che il sabato e la domenica non è possibile manifestare, dopo le 14, in centro. Penso che da quando il decreto è passato, noi stoicamente abbiamo manifestato sempre, e non ci ha cagato nessuno.
Nessuno.
La dittatura è tale perché tanto la rivolta non viene amplificata dai media, quindi la rivolta non esiste.
Le persone scrivono su Facebook "Che vergogna, non si può più manifestare", ma poi stanno a casa e se vedono altri manifestare il dissenso, non si uniscono.
Quindi la dittatura c'è, ma ce la meritiamo tutta. Forse ci piace pure, la dittatura.



E penso che Bologna città Libera, lista in cui io avevo riposto molte speranze, ci ha utilizzati per fare uno show, un sabato pomeriggio, e poi non ci ha detto nemmeno grazie.
Monteventi e compagni sono venuti in piazza, l'assemblea si è sciolta per appoggiarli nella loro manifestazione ufficiale di dissenso verso una legge anticostituzionale, hanno fatto uno spettacolino con megafono e poco altro e poi si sono dissolti.

Ma questo è poco. Il molto è sentire cosa certe di questi personaggi dicono delle persone comuni, il peggio è sentirsi dare degli inetti,(con un giro di parole, certo) perchè non capiamo che la politica è solo istituzionale. Affermazioni simili pronunciate da chi fece Radio Alice e simili, poi,  fan quasi spavento.

Perchè il punto è che uno lo sa che Cazzola, Guazzaloca, Del Bono e compagnia bella sono uguali. Il punto è che nessuno si aspetta niente da Di Pietro e nemmeno da Pasquino, candidato sindaco con una presunta "lista civica" che già ha detto che, in caso di ballottaggio, si unirà al Pd.
Nessuno si aspetta nulla, tanto meno io.
Però da una lista civica di sinistra alternativa, in cui è la comunione di intenti e la diversità ad essere importante, in una lista civica in cui è presente Bifo, che mi ha insegnato tutto quello che so, beh, io mi aspetto qualcosa di più.

Eppure manca la consapevolezza che il movimento giovanile segue Grillo, per fare un esempio che fa comprendere quanto stiano fuori dal contesto storico in cui si ritrovano ad agire. Saltano il fenomeno Grillo a piè pari, come se non fosse stato la novità più importante in politica degli ultimi vent'anni (da mani pulite, direi).
Guardano alle rivolte greche e all'Onda, movimento universitario ormai spento, e credono che la rivolta sia solo quella, perché è l'unica rivolta che comprendono. E' l'unica rivolta che somiglia a quelle che facevano quando avevano vent'anni, e quasi sono commossi nel rivedere queste esternazioni estemporanee.
Poi tornano a fare politica, nel vecchio modo, quello marcio, quello istituzionale.
Si guardano intorno e sono circondati da 65enni. I giovani non ci sono? I giovani sono coglioni!



Nessuna autocritica. E se si pone una domanda, quasi quasi ci si scoccia, ci si alza, e si va via.

Sono un sacco delusa da queste amministrative bolognesi, da cui mi aspettavo molto e che invece mi hanno fatto notare quanto la politica possa fare marcire anche il migliroe degli uomini. La piccolezza degli eventi travolge la mente più geniale, se troppo coinvolta.

Già che ci sono, invito i cittadini bolognesi stanchi della politica con attori e spettatori ad andare su
www.controllocittadino.org.
Stiamo cercando persone per il progetto "adotta un politico". Dopo le elezioni, ogni persona si sceglierà un assessore bolognese e lo seguirà passo passo, riportando in piazza meriti e demeriti. I futuri controllati si sono già detti pochissimo disposti a collaborare, quindi credo che sia nostro dovere rompere le scatole ed essere presenti.

Infine, ed ora chiudo, perché questa pippa su bologna e le elezioni deve essere stata snervante, ecco l'intervento che ho fatto in piazza maggiore, durante l'evento di Grillo del 29 settembre.

Che bello parlare davanti alla piazza piena.
Che Bello.


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directory : politica

programmato da Alicesue alle ore 10:59
domenica, 24 maggio 2009

Signore e signori, io ci ho provato.


Il tipo che non ti chiama più appena trova una ragazza.
La ragazza che ti insulta per venti minuti dandoti della fascista, non ti dà modo di replicare e poi dice a tutti che tu non sei democratica. Così, tanto per gradire.
Il ragazzo che si piazza a casa e ti segue ovunque, salvo sclerare in pubblico, così, perché non ha saputo prendersi una responsabilità di cui ora non parlerò, e con qualcuno deve pur prendersela.
E poi torti più o meno grandi,pettegolezzi, piccole cattiverie dette col sorriso.
Ecco, io ci ho provato. Eppure non è cambiato.
Le persone, molte, la maggior parte, sono orribili.



Il sorriso ben in vista - quando si degnano di fartelo, ovviamente - è solo per tirarti merda addosso, appena ti distrai.
 
Io non sono perfetta.
Ho un caratteraccio, quando discuto sono molto animata, tanto che a volte chiedo scusa prima e dopo aver iniziato un dibattito. E' che non ce l'ho con l'interlocutore, ma mi accaloro, e mi agito, e posso sembrare aggressiva.
Però,visto che le persone non fanno che cercarmi e cercarmi e cercami, mi cercano principalmente proprio per questo mio carattere. Che all'inizio colpisce, dopo stanca.
Eppure, nonostante questo mio carattere, non dico mai cose che non penso. Non insulto le persone gratuitamente. Sono pronta a chiedere scusa. E ascolto sempre. E sono disponibile, nei limiti del possibile.
 
Ogni volta che mi butto nella socialità mi rendo conto del perché io mi reputi misantropa, nonostante le mie capacità di socializzazione che mi invidiano in molti.
Perché mica c'ho problemi. Parlo con tutti, di tutto,senza limiti di età, sesso o altro. Potenzialmente il rapporto con l'altro è splendido.
Poi, dopo poco, ecco questi comportamenti da psicopatici.



forse non sono in grado di avere rapporti, gli altri.
forse non sono in grado di avere rapporti, io.
Fatto sta che mi ritrovo sempre in questa condizione, nel dover smontare le mie parole per vedere se davvero ho detto qualcosa di male, per vedere cosa c'è che non va'.
La cosa buona è che ho sempre dei testimoni.
Buona per me, non per loro, visto che li subisso di domande, di richieste di analisi. Perché io voglio capire se ho sbagliato.
Alla richiesta di chiarimenti, le persone rispondono voltandoti le spalle. Ho facendo finta di parlare con te, magari finendo con un "ci sentiamo presto, eh?" e poi spariscono per mesi.
 
Io mica soffro.


Sono solo un po' scettica. Mi chiedo se tutto questo abbia un senso, se ho voglia di continuare. Se tornare alla solitudine non sia poi la soluzione migliore.
Eppure anche stasera ho conosciuto persone nuove, perché la politica non è solo pubblicizzarsi, è per lo più confronto, dibattito, strette di mano.
Mi ritrovo con questa dualità: da una parte, la forte attrazione per il sociale, dovuto al fatto che i problemi che vediamo sono dovuti alla solitudine. Non è una città pericolosa perché ci sono i criminali, è una città pericolosa perché i vicini non si salutano, perché a nessuno interessa del delinquente fino a quando non entra in casa propria e via dicendo
Dall'altra parte c'è proprio questa repulsione verso gli individui, perché la maggior parte degli individui sono squilibrati Per squilibrati non intendo che vadano in giro ad accoltellare la gente. Intendo che hanno un'emotività e un controllo delle proprie sensazioni degne di un seienne ed è difficile fare amicizia con chi si ritrova ad essere adulto senza essere cresciuto.
 
Quindi, signore e signori, io ci ho provato, e con tutto il cuore.



Ed ho rivisto gli stessi comportamenti che mi ricordavo di avere detestato quando andavo alle elementari.
Peccato che io non sia più integralista come un tempo. Da quando frequento le persone con l'ottica di "formare comunità" e non di "creare amicizie", ho legato con persone differentissime tra di loro e differentissime anche da me. Perché a me interessa conoscere brava gente, individui onesti.
Chiedo poche cose: sincerità e umiltà. Quindi dire sempre la verità, essere corretti e chiedere scusa, se si esagera. Perché a volte si può esagerare.
Non mento mai. Sono sincera fino a diventare intollerabile. e chiedo scusa, pure troppo, anche quando non ho fatto niente. Però sono sempre io la stronza la fascista l'anarchica quella che tanto parla parla ma non fa niente la dittatrice la non democratica la merda la superficiale quella con un carattere di merda.
Ma se io avessi previsto tutto questo, forse farei lo stesso. in fondo mi piace bere vino e fare casino... e poi sono nata fessa.
 
Quindi, che devo fare?



Ma niente, il solito. Tiro avnti e non mi svesto dei panni che son solita portare.
Però, che tedio.
Che noia, che barba.
 
Osservo questo via vai di persone, questo andare e venire che dura da 27 anni.
Mi chiedo il perché e il percome ma poi mi siedo sul divano e mi addormento, stanca di tutto, stanca di me e di quello che è fuori di me.
Sono sinceramente amareggiata.
Ogni volta provo un senso di disfatta che distrugge il fisico e la mente. Verrebbe da chiudersi in casa, di non rispondere più al telefono.
per un po' lo faccio.
poi si ricomincia.
 
Mi chiedo fino a quando, ancora.


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directory : pensieri

programmato da Alicesue alle ore 21:21
mercoledì, 29 aprile 2009

Parlare del lavoro ormai è diventato difficile.


Da quando faccio politica attiva, e parlo parlo parlo e leggo leggo leggo, scrivere sul blog diventa complicato. Il fatto è semplice:i discorsi sono così complessi, così articolati, che il mio semplice parlare si perderebbe nella marea di scritti sulla rete.

Il diritto allo sciopero, la cgil, il reddito di cittadinanza, il fallimento del sistema capitalistico, il g20, la vita rubata, lo Scec... e potrei elencare altri punti di cui vorrei scrivere.

Ma come posso? Un post è troppo poco, qui è da aprire una bottiglia di vino, preparare un bel piatto di lasagne e cominciare a discutere, discutere, discutere.

Così, ormai, non posso che mettere l'accento sulla vita. Sulla dignità dell'essere umano. Perché ci sono passata anche io: questo è il mondo della competizione. Se non fai, non sei. Fa neinte se magari il tuo compito è quello di vestirti da babbo natale e consegnare pubblicità di qualche multinazionale inutile. Tu comunque sei UTILe.

UTILE: Come se l'utilità ormai fosse legata al fatto che si prende uno stipendio. Come se l'utilità non fosse legata, invece, alla soddisfazione di se stessi, alla serenità, alla sostenibilità ecologica, alla logicità dei comportamenti. La nostra vita, ormai, è subalterna alla produzione. Fa niente se la produzione è superflua, se ha portato un problema ambientale, se è mal gestita.

Produrre-consumare (e crepare, come cantavano i CCCP trent'anni fa).

Eh, ma cosa vuoi fare, bisogna lavorare, sennò si ferma tutto.

Vero, signori. Ma nessuno è contro al lavoro in sé. Anzi, cominciamo intanto a cambiare i termini. Il termine lavoro è disumanizzante. Qualsiasi operazione fisica è lavoro, anche saltellare sul posto. Se cominciassimo a riappropiarci del termine “mestiere”, anche la visione delle cose che facciamo cambierebbe. Non sono piccolezze, anche se così potrebbero sembrare.

Il succo, comunque, è lo stesso delle lotte del 1977: lavorare tutti e lavorare di meno. Oggi – come ieri – non solo si può fare, ma si deve. Si deve perché bisogna andare contro tendenza, si deve pe rtutto ciò che dice Maurizio Pallante (spero abbiate presente la decrescita felice) e di cui non ho voglia di parlare.

Vedete, il punto è che bisogna capire cosa sia il tempo.


E' un anno che non lavoro. I primi mesi sono stata malissimo. Mi sentivo una nullità, e poi la gggggente non aiuta a farti sentire meglio, ti considerano un peso, una schiena dritta, una che non c'ha voglia di fare un cazzo.

Sono andata in depressione, non sapevo cosa fare di me.

Poi, ad un certo punto, l'illuminazione. Io lavoro da quando avevo 17 anni. Ho fatto le cose più impensabili, nelle condizioni più miserabili. A volte mi è andata bene, altre male. Ma in tutto quel tempo, cosa ho fatto? Ho lavorato, portato a casa lo stipendio, mi sono guadagnata da vivere.

Ma sta lì il punto: non bisogna guadagnarsi da vivere. Vivere è un diritto, vivere è un dono e il nostro dovere è solo quello di assaporare l'esistenza.

Il nostro mestiere primario è vivere. Godere della vita, dei fiori, dei sorrisi, del contatto umano. Una volta che ci rendessimo conto che ci stanno rubando la vita, che tutto questo arrabattarci per avere cosa? Un tetto, del cibo e qualche altra minchiata di poco conto non è logico, ma soprattutto è ingiusto, tutte le lotte sociali verrebbero da sé. Perchè è dalla dignità dell'uomo che bisogna partire.

Da quando non lavoro più ho imparato a cucinare.


E bene, anche -, ho riscoperto il contatto umano autentico, ho ripreso a suonare, a scrivere con serenità e a fare politica attiva (in questo momento sto partecipando a tre progetti differenti). La gioia di esistere, di godere di se sessi, è possibile solo quando il mestiere si mescola al piacere.

Lavorare 3 ore al giorno non deve essere una lotta basata su principi idealistici. Non lo si deve pretendere per rivendicare qualcosa chiamato comunismo, anarchia o date il nome che volete.

No.

L'ideologia è perdente, se non unita alla volontà di essere felici.

Le 3 ore al giorno devono essere rivendicate perché è nostro diritto esistere. Perché lavorare 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana (bene che vada) è maledettamente ingiusto.

Perché ognuno di noi è un esemplare unico, magico, irripetibile e deve avere il giusto posto del mondo.

Che poi il mondo debba andare avanti e che abbia bisogno di produzione e lavoro, è senza dubbio così. Ma infatti nessuno dice di eliminare tutto questo. Solo, di riorganizzarlo.

Ma deve partire da noi.


Dico davvero.
Partire dal sentimento di violenza che dovrebbe scaturire ogni giorno, ogni volta che la sveglia suon a troppo presto e siete costretti a rinchiudervi in un posto senza vedere la luce del sole, per 8 lunghissime, eterne, ore.

Io lo so che tutti questi discorsi portano solo a sorrisini sarcastici. Lo so che molti scriveranno – anche se ormai non siete più molti, a causa della mia latitanza – che sono un'inguariile romantica.

Sarà, ma intanto io sono felice ed ogni passo è compiuto con estrema consapevolezza.

So che il potente spettacolo della vita è qualcosa di immenso e voglio godermelo in prima fila, sulle poltrone comode e imbottite, senza più bisogno di monocoli e binocoli, senza più bisogno di allungare il collo perché troppo lontano. Voglio sentire su di me l'ebbrezza di esistere, non affrontare passiva l'esistenza.

Lui è Claudio Lolli. Il pezzo si intitola Io ti racconto.

 

 

 Io ti racconto lo squallore di una vita vissuta a ore, di gente che non sa più far l'amore.
Ti dico la malinconia di vivere in periferia, del tempo grigio che ci porta via.
Io ti racconto la mia vita il mio passato il mio presente, anche se a te, lo so, non importa niente.
Io ti racconto settimane, fatte di angosce sovrumane, vita e tormenti di persone strane.
E di domeniche feroci passate ad ascoltar le voci, di amici reclutati in pizzeria.
Io ti racconto tanta gente che vive e non capisce niente alla ricerca di un po' d'allegria.

Io ti racconto il carnevale, la festa che finisce male, le falsità di una città industriale.
Io ti racconto il sogno strano di inseguire con la mano un orizzonte sempre più lontano.
Io ti racconto la nevrosi di vivere con gli occhi chiusi, alla ricerca di una compagnia.
Ti dico la disperazione di chi non trova l'occasione per consumare un giorno da leone.
Di chi trascina la sua vita, in una mediocrità infinita con quattro soldi stretti tra le dita.

Io ti racconto la pazzia che si compra in chiesa o in drogheria, un po' di vino un po' di religione.

Ma tu che ascolti una canzone, lo sai che cos'e' una prigione? Lo sai a che cosa serve una stazione?
Lo sai che cosa è una guerra? E quante ce ne sono in terra? A cosa può servire una chitarra?
Lo sai che siamo tutti morti e non ce ne siamo neanche accorti, e continuiamo a dire e così sia.
Lo sai che siamo tutti morti e non ce ne siamo accorti, e continuiamo a dire così sia.


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directory : filosofia

programmato da Alicesue alle ore 12:48
domenica, 26 aprile 2009

Il succo è godersi quello che arriva.


Ballare un valzer con vecchio amico incontrato per caso. Bere un bicchiere di vino con una persona conosciuta da 5 minuti. Rivederla qualche giorno dopo e accorgersi della sua bellezza. Una cena con amici appena incontrati. Una discussione filosofica improvvisata. L'amore improvviso per l'umanità.
Fa niente se poi, stringi stringi, si è sempre soli. Ho una moltitudine di persone attorno. Oggi sono sola dopo due settimane e mezzo di continui movimenti. CONTINUI. Ormai torno a casa, tocco il letto e cado in coma,
Mi sto mettendo alla prova negli ultimi mesi, ho ribaltato tutto quello che credevo di conoscere di me. Ma alla fine, rimane la stessa delusione di fondo, lo stesso guardare le cose in modo un po' cinico o rassegnato.
Bisogna prendere quello che viene NON per la cultura del Carpe Diem, quanto perché non siamo in grado di avere rapporti umani autentici. Quando diventa troppo impegnativo, quando il velo della novità viene strappato, si torna a voler fuggire.
Io vedo un continuo rincorrersi, un continuo insistere a voler le persone ben legate intorno a se. ma questi non sono rapporti, questo è collezionare rapporti umani.
Che cos'è l'amicizia? Che cos'è un rapporto umano autentico? Esiste? E' davvero solo improvvisare un valzer nel nulla e poi ricordarsene con gioia, senza però voler ripetere l'evento? Ma questa non è solo un'occasione? Questa non è solo godimento assoluto del secondo? O forse un rapporto umano è semplicemente questo?




Ma allora non ha proprio senso che io riveda una persona più di 2-3 volte, non ha senso la mia continua ricerca di qualcosa che non so nemmeno cosa sia.
In me sono cambiate alcune cose. Non ho paura di morire, per esempio. Sapete che ho avuto sempre l'ansia della morte, che non ci dormivo la notte ed avevo queste crisi di panico allucinanti. Poi, poco tempo fa, una ragazza che non conoscevo quasi per niente è morta. Stranamente non sono iniziati quei soliti discorsi di terrore, dove il dispiacere per l'altro non esiste ma esiste solo la propria consapevolezza dell'essere insignificante, la consapevolezza della caducità della vita, come ti dicevano a scuola quando leggevi delle poesie improbabili. Per la prima volta, tutto questo è andato in secondo piano. Per la prima volta mi sono soffermata sul tempo, sul fatto che si viva una volta sola nell'arco dell'intera esistenza dell'universo. Tutti i vorrei ma non posso.



Tutti i come dove quando si sono sovrapposti. E allora ho pensato agli amici persi, i libi mangiati, alla gioia piana degli appetiti e qualcosa è cambiato.
Ecco perché il mio uscire il mio non voler essere più in letargo il mio non pormi più domande del cazzo del tipo cosa farò dove come quando.  La paura della morte è stata sostituita da una voglia di fare quello che voglio fare.  Scrivo quando mi va di scrivere, parlo quando mi va di parlare, mi ubriaco quando mi va di ubriacarmi. Senza più l'ansia di non stare producendo, l'ansia di faccio questo ma potrei fare quello o l'ansia di faccio quello ma potrei fare altro.
Basta così.

 
 
Tornando ai discorsi di prima,quelli sui rapporti umani, credo che tutto possa riassumersi col fatto che manca delicatezza. Essere delicati e teneri non va di moda, è tutto un essere corazzati, non essere attenti.
Essere delicati significa guardarsi negli occhi e riuscire a stare in silenzio, perché a volte parlare è solo un riempitivo.
Sono stanca di parole, sono stanca di tenere conversazioni. E sono stanca del mio silenzio solitario. Vorrei un silenzio comune.
E potrei parlare anche del sesso.



Che non ne ho fatto mai così tanto come in questo periodo, e mi ha stancato.
In tutto questo periodo, l'unica cosa che mi emoziona ripensandoci, sono stati quei due baci  di cui ho parlato poco tempo fa. Perché non c'è stato per forza un continuare, perché i tempi sono dilatati, perché non si tratta di mettere un cd e ascoltare la prima traccia, e poi la seconda, e poi la terza.
In realtà credo che tutto sia altamente sopravvalutato e il sesso è uno di quei tabù che trova sfogo continuo, ma è uno sfogo senza senso, perché brucia le tappe, non gli si lascia il tempo di essere alimentato da un desiderio che sia anche e soprattutto stimolo cerebrale. Il piacere fisico non è piacere senza una mente rilassata e felice. E a me non pare proprio che, per la maggior parte delle volte, il sesso abbia questo connubio animalesco-intellettuale.

Comunque parlo parlo e tutta questa stanchezza, a volte, lascia il passo all'emozione forte. In questo periodo di caccia e di conquiste, il mio sogno si è finalmente avverato e il mio cuore, a volte, ha un sussulto. Mentre parlo ad una cena, mentre faccio politica, mentre sono in bicicletta, anche quando sono al centro dell'attenzione  e parlo parlo parlo.



A volte compare quell'immagine. Di me, di lui, di quell'accarezzarsi così intenso, di quell'amore fatto e non fatto, di quel vedere e non vedere.

Soprattutto del silenzio del dopo, quel silenzio che sottintende finalmente confidenza vera, silenzio che si ciba di sguardi e di sorrisi. Poter guardare nel fondo degli occhi dell'altro e non dover chiedere nulla.

Voglio essere felice, e lo sono.
Perchè la vita è una splendida, magnifica cosa! Anche per una medusa!!

Vi lascio con una canzone. Lui è Franco Battiato, e il pezzo si chiama Di Passaggio.


Passano gli anni,
i treni, i topi per le fogne,
i pezzi in radio,
le illusioni, le cicogne.
Passa la gioventù,
non te ne fare un manto:
lo sai che tutto cambia,
nulla si può fermare.
Cambiano i regni,
le stagioni, i presidenti, le religioni, gli urlettini
dei cantanti......
e intanto passa ignaro
il vero senso della vita.
Si cambia amore, idea, umore,
per noi che siamo solo di passaggio.

L'Informazione, il Coito, la Locomozione.
Diametrali Delimitazioni,
Settecentoventi Case.
Soffia la Verità
nel Libro della Formazione.
Passano gli alimenti,
le voglie, i santi, i malcontenti.
Non ci si può bagnare
due volte nello stesso fiume,
né prevedere i cambiamenti di costume.

E intanto passa ignaro
il vero senso della vita.
Ci cambiano capelli, denti e seni,
a noi che siamo solo di passaggio.

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directory : pensieri, musica, personale

programmato da Alicesue alle ore 08:54
giovedì, 16 aprile 2009



Mi piace sviluppare la mia coscienza per capire perchè sono vivo,
che cos'è il mio corpo e cosa devo fare per cooperare con i disegni dell'Universo.
Non mi piace la gente che accumula informazioni inutili e si crea false forme di condotta plagiata da personalità importanti.
Mi piace rispettare gli altri, non per via delle deviazioni narcisistiche della loro personalità ma per come si sono evoluti interiormente.
Non mi piace la gente la cui mente non sa riposare in silenzio, il cui cuore critica gli altri senza sosta, la cui sessualità vive insoddisfatta, il cui corpo si intossica senza saper apprezzare di essere vivo.
Ogni secondo di vita è un regalo sublime.
Mi piace invecchiare perchè il tempo dissolve il superfluo e conserva l'essenziale.
Non mi piace la gente che per retaggi infantili trasforma le bugie in superstizioni.
Non mi piace che ci sia un Papa che predica senza condividere la sua anima con una Papessa.
Non mi piace che la religione sia nelle mani di uomini che disprezzano le donne.
Mi piace collaborare e non competere.
Mi piace scoprire in ogni essere quella gioia eterna che potremmo chiamare "dio interiore".
Non mi piace l'arte che serve solo a celebrare il suo esecutore.
Mi piace l'arte che serve per guarire.
Non mi piacciono le persone troppo stupide.
Mi piace tutto ciò che provoca risate.
Mi piace affrontare volontariamente la mia sofferenza, con l'obiettivo di espandere la mia coscienza.

Alejandro Jodorowsky
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directory : pensieri che mi piacciono

programmato da Alicesue alle ore 12:12
domenica, 12 aprile 2009

Troppe cose da dire ma così poco tempo.
Le giornate si dilatano fino all'infinito, i visi si alternano. E poi le parole, le parole, le parole.



Caramelle non ne voglio più... di rose e violini questa sera raccontane a un'altra....

Il problema è che non so come scrivere quello che sta succedendo. Ci sono stati notevoli cambiamenti in me, in questi ultimi due mesi, tutti positivi. E scrivere di positività non è il mio forte. Io sono brava nella rabbia, sono brava a cogliere le emozioni di un bacio, di una carezza, di due occhi scintillanti.
ma quando i baci sono troppi, le carezze quasi infinite, quando non ci si riesce a concentrare su un paio di occhi perchè ce ne sono tanti, tutti diversamente meravigliosi, tutti allegri e gioiosi.
Ecco, io ho voglia di gioia. Di serate in allegria, di vino e parole, di filosofia e politica, di sorrisi e piccole mani da sfiorare. In effetti, è questa la mia vita di questo periodo.
Forse è per questo che non riesco a provare emozioni struggenti. Forse lo struggimento è solo un modo di volersi sentire incompresi, ma io non mi sento incompresa. Perché comunque l'unica persona che può capirmi è Alice, ed ormai Alice è diventata indulgente, giocosa, serena.
Io e Andrea siamo ufficialmente una coppia aperta, e questo probabilmente aiuta la mia serenità.



Non sono fatta per la monogamia, non per una questione di impegno - ci vuole più impegno a portare avanti una relazione come questa che stiamo portando, secondo me, perché la verità è terribile, difficile da gestire - quanto per una questione di stimoli. Sono convinta che molti rapporti umani possano essere completi con il sesso, l'affetto, la fisicità. Non tutti, ovvio, ma molti.

Non credo nel significato esoterico del sesso. esoterico o simbolico o. Credo che il sesso sia un qualcosa che completa e da quando mi sono liberata, da quando non ho più paura, da quando non mi sento più colpevole, le mie convinzioni si sono rafforzate.
Sto vivendo la vita momento dopo momento e non sono stata mai così felice. Ascoltare la musica nel momento esatto in cui mi va di ascoltarla, non sentirsi in dovere di niente, passare di fiore in fiore, ascoltare gli uccellini suonare Puccini....




Sugli sugli bane bane tu miscugli le bananeeee... Le miscugli in salsa verde chi le mangia nulla perdeeeee....

C'è una persona, in questo periodo, che mi fa sciogliere appena mi sfiora, che se mi bacia mi sembra di svenire, che se mi guarda non capisco più niente. Una persona da za-za-zu, da batticuore, uno di quei casi rari in cui, quando entra nella mia visuale, la mia lucidità mentale sembra scomparire senza pietà.
Ecco. Qui non c'è niente che abbia a che fare con l'impermeabilità. Certo, c'è che non potrà mai essere una storia seria, c'è che non siamo compatibili, c'è la differenza di età e qualche miliardo di altre cose non proprio irrilevanti però, cristo, lì sì che sento la differenza tra il lasciarsi trasportare sentendo certe emozioni solo part-time e il non capire più niente, vivere su un'altra dimensione.
COn lui basta davvero poco. Una parola, un complimento abbozzato, un'occhiata.
per contro ho raggiunto una maturità tale da non scompormi per una sua giornata no, per una sua rispostaccia e questo, anche se può sembrare una cosa quasi banale, per me è una conquista. Non dipendo più emotivamente da nessuno, ci sono solo io, io , io , io, sono sola ma insieme, finalmente statua della libertà, dentro e fuori. Altro che foglia accartocciata.
Quindi? Ma quindi niente.



E mentre questa giornata deve ancora iniziare, mentre ascolto musica improbabile che mi risuona per tutta la casa, penso. Penso all'altra sera, una sera così spregiudicata, inaspettata, comunque piacevole. Penso a questa notte, con un incontro nuovo, qualche sguardo abbozzato, e le teorie sulla felicità e l'amicizia e il sesso e l'anarchia e la politica.

Per la prima volta, filosofia, rapporti umani e politica stanno diventando una cosa sola. Sto sentendo un senso comunitario, un senso di appartenenza, un senso di compagnia.
Non lo so se durerà. Non ho ancora capito questa mia dicotomia, questo mio odiare-amare le persone. So solo che non sono mai stata più bene. Ma mai, dico. Perché finalmente le persone che ho intorno sembrano simili a me, senza paranoie, senza ansie, senza chiedere più di quello che stanno ricevendo.

Qualcuno disse che l'unico amore eterno è quello non corrisposto.
Ma ha senso creare un alone da artista maledetto, da piccolo uomo in mezzo a grandi immense pianure, ma troppo piccole per contenere tutta la nostra solitudine?



Ma, riflessioni a parte, non posso però non tornare a quella mattina. La mattina di pochi giorni fa. A quel bacio abbozzato, a quel complimento che per me vale più di tutti i complimeti sentiti in tuttta la mia vita, quelle parole sussurrate all'orecchio, a quel sentire un'elettricità ricambiata da lui. Dal mio sogno erotico da anni, tantissimi anni.
E tra poco non sarà più un sogno.
Forse.

L'universo si sta dilatando. L'universo è tutto e si sta dilatando: questo significa che un bel giorno scoppierà, e allora quel giorno sarà la fine di tutto.
E allora, sinceramente, nell'attesa, non ci resta che godercela più possibile.




Col mio soffio di vulcano cancellerò
il gelo di questa stanza
e col volo di una freccia trafiggerò
quella pallida luna a distanza;
ci sarò e non ci sarò,
continuerò
la mia invisibile danza,
senza tracce sulla neve lieve sarò,
mi dirai di sì o mi dirai di no.

Avrà il silenzio la voce che ho,
e mani lunghe abbastanza,
sarà d'attesa e d'intesa, però
saprò quello che ancora non so.
Col mio cuore di matita correggerò
gli errori fatti dal tempo
e con passo di guardiano controllerò
che si ferni o che avanzi più lento;
ci sarò e non ci sarò, ti parlerò
con ogni fragile accento
e sarò traccia sulla neve, neve sarò,
mi dirai di sì o mi dirai di no.
Sul manoscritto l'inchiostro sarò
e mi avrai nero su bianco,
saranno gli occhi o i tarocchi, però
saprò quello che ancora non so;
mi dirai di sì o mi dirai di no,

mi dirai di sì o mi dirai di no.

Sarai sola nel tuo sole
o solo sarò,
mi dirai di sì o mi dirai di no,
mi dirai di sì o mi dirai di no.



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directory : emozioni, che figata

programmato da Alicesue alle ore 02:54
martedì, 07 aprile 2009

Non riesco più a distinguere quello che è da quello che non è.



Mi ripeterò, come al solito. Un attimo sono euforica, un attimo dopo depressa, un attimo dopo ancora vorrei sganciare una bomba ed estinguere finalmente la razza umana. Finché si parla di politica e di impegno, va quasi bene: periodi di criticità estrema porteranno a grandi periodi di azione, di forza.
Ma lo sapete che non è lì che voglio andare a parare.
Credo di non provare più niente. A volte credo di provare tutto. Fino a dieci minuti fa stavo disperandomi, senza però vedere che la mia disperazione è senza lacrime. E' più un autoimpietosimento, nessuno mi capisce, che vita crudele. Il fatto è che non so più distinguere cosa provo da quello che recito. Perchè recito, sempre e comunque.



La vera Alice non si mostra mai, nemmeno a se stessa. Mi capita di essere in conflitto con quello che sto dicendo o facendo, perché non è quello che vorrei. Non per doveri sociali, non per chissà quale tornaconto. In realtà l'unico motivo è solo quello di voler essere equilibrata senza fare conto che gli altri esistano. Gli altri sono, è vero, parlano agiscono interferiscono con la mia vita. Però sono sempre figure di contorno, di cui posso fare a meno.
Mi chiedo se potrei vivere senza Andrea. Senza Samantha. Senza Carlotta. E la mia risposta è quasi sempre sì, anche se, se ci penso bene, a volte mi pare di no.
Stasera è successo qualcosa di indefinito.
Non riesco a capire cosa ci sia, dietro questo senso di perdita. Più che altro mi risuonava una frase, e la frase diceva più o meno qualcosa come Il tuo intimo deve essere stato parecchio bistrattato, prima o poi ne parleremo. E dietro a questa frase qui, in fondo, non c'è che un aprire le braccia, dire io ci sono, non ci faremo del male, perché il male è relativo, basta seguire le regole. Poi ti chiedi chi ha stabilito le regole.



Se ha senso seguirle. Poi ti rendi conto che nella tua ossessione di non fare del male a nessuno, nel dire sempre e comunque la verità, non c'è mai stata la volubilità.
Che poi non è vero. Io sono sempre volubile. Ma non da un momento all'altro. la mia volubilità non riguarda i ruoli delle persone che voglio accanto a me, non riguarda la responsabilità che provo verso le mie azioni e le mie parole, la mia volubilità a volte è dovuta dall'incertezza o dal precario equilibrio su cui sono poggiata.
Che esserci sempre, per se stessi, è la cosa più complicata. Bisogna cominciare a conoscersi, a contare le proprie mattonelle, a cercare di capire quanto si è ammalati o felici o disgustati, senza raccontarsi bugie.
Io stasera mi sono sentita abbandonata.
Ma come sono entrata in casa, ed ho ripreso il computer in mano, non ho sentito l'angoscia che avrei dovuto sentire. Forse i rapporti umani mi hanno definitivamente deluso. Credo che non ci siano molte possibilità di redenzione, a me è sempre andata abbastanza male, da quando mi ricordo. Ed ormai la mia fiducia è centellinata. E stasera è come se fosse stata svuotata una parte di me, ma una piccolissima, quel poco che era rimasto, talmente poco che il dolore non ha portato le lacrime.
Non piango più. Da tantissimo tempo.



L'ultima volta che ho pianto è stato un anno fa, abitavo a roma, e piangevo per me. Perchè volevo morire, perché la mia vita non aveva senso, perché mi sentivo una merda.
Ora non mi sento una merda. Ora abito a bologna. ora conosco un sacco di persone nuove che mi tengono occupata con progetti che sembrano interessanti. ora, insomma, va bene.
Eppure la felicità che provavo, io lo sapevo, non era che illusione. Sapevo che prima o poi sarebbe finita perché la felicità che si prova su facili entusiasmi è destinata a concludersi spietatamente.  Senza particolari tragedie, solo si sgonfia.
Una volta questi sgonfiamenti erano accompagnati da urla, tragedie greche, pianti disperati.
Oggi, anche se non credo di essere un budda, le mie reazioni sono di impassibilità. Ascolto, cerco di elaborare, ma il mio io è nascosto dalla comprensione dell'altro.
Poi mi chiedo se l'altro voglia essere compreso. Credo di no. In fondo io non voglio mai essere compresa, non mi interessa, mi interesso solo io, io, io.
Io recito sempre. Anche ora che scrivo non so se scrivo ciò che penso o ciò che il mio personaggio dovrebbe dire.
Ma che personaggio è, il mio? Chi sono, io?



Ha senso parlare davanti ad un pubblico che prende le tue parole, le spezzetta, ne cambia i connotati o li decontestualizza o attacca con un Vostro onore, il teste sette giorni fa disse che voleva stare con me, ma mentiva!
Io non mento mai. Solo che ho smesso di utilizzare freni sui sentimenti, per una volta.
Indovinate? Ho sbagliato.
Ma il peggio è che è uno sbaglio di poco conto. Non ci sto male. Non sto passando la notte insonne per l'angoscia, quanto piuttosto perchè sento l'impulso irrefrenabile di scrivere, e quando arriva non si può fermare, è tutto inutile.
Il contatto umano comporta un rischio. Il rischio è quello di sentirsi traditi. A me sembra sempre più evidente che tutto questo non valga assolutamente la candela. I rapporti umani, per il 98 per cento, sono fallimentari. Carlotta, Samantha, sono rimaste a causa di coicidenze. Il tempo ha fatto il resto. Andrea è una cosa ancora diversa, ma che sarebbe troppo complicato da spiegare e soprattutto so che forse non potreste capire o forse sì: quado si parla di rapporti di coppia, è troppo semplice giudicare e ancora più una tentazione è banalizzare.
Stasera, mentre abbracciavo quello che stava tradendo l'ultimo barlume di fiducia nell'altro, ho sentito quel pezzetto di me dire Ciao ora vado, buonanotte, ho sentito sbattere la porta ed è rimasta solo la mia faccia depressa.



Depressa per non sentirsi adeguata, come al solito. Poi ho pensato che c'era poco da sentirsi adeguata, che in fondo io sono come sono e quel sono ancora mi è un mistero.
Sono rimasta stupita della mia calma, anche di fronte a parole che mi stavano facendo incazzare come non mai. Sono rimasta stupita del mio introiettare e rimuinare, senza troppe seghe mentali. In realtà la formula che girava in testa era chiara e limpida: basta, io sono insensibile, questa persona forse mi sta spezzando il cuore ed io nemmeno me ne sto accorgendo.
Ovviamente dall'altra parte tutto questo viene recepito con angoscia, quasi come se ci fossero sensi di colpa o sensi di responsabilità.
Quello che so, è che non sopporto la menzogna, il rimandare, il tenere sulle spine, il credere che il proprio dolore è sempre superiore o comunque sia anteposto perché io io io io sono importante. Non lo sopporto quando la mia persona è in mezzo a tutto questo.



Per questo sono sincera, non rimando le confessioni, sono sempre chiara, e non antepongo niente e nessuno a niente e a nessuno. Non gioco e non mi piace avere la sensazione di essere in balia degli eventi. Perché so che se per me conta solo IO, anche per l'altro conta solo l'io che lo riguarda.
Questa sera ho sentito banalizzare molte mie sensazioni degli ultimi due mesi. Sensazioni complicate, per chi come me non è abituato a provarle. Sensazioni dolorose, perché hanno portato ad una visione del mondo interno ed esterno completamente differente da quella a cui ero abituata.
In tutto questo non c'è mai stata confusione, non quando mi ritrovavo la sera davanti ad una bella tazza di camomilla, dopo un film, dopo una serata tranquilla.
C'è confusione quando sono in balia degli eventi, perchè tendo a godere tutto nel momento in cui arriva. IL momento dopo, torno io. Con la camomilla, il film ancora negli occhi e la mia casa con sempre troppi piatti da lavare.
Quindi alla fine di tutto questo discorso, non è che so cosa voglio dire.



So che provo freddo, ora, che dovrei tirarmi bene su le coperte. So che tra poche ore mi dovrò svegliare perché dormire troppo mi deprime, so che domani sera avrò una serata con una persona che volevo conoscerere meglio da tempo ma che non mi era ancora capitato di legare ad un appuntamento. Però non so cosa voglio, da questa situazione incrinata.
Non so se voglio tirare a me o lasciare andare. Non so se questo non volere sia dovuto dal fatto che sono stanca delle seghe mentali altrui o se non mi va più di espormi, e che quindi vada come vada.
La cosa buffa è che proprio oggi parlavo della necessità di avere rapporti simili alla commedia, senza false tragedie per rendelli più interessanti. Invece ecco tutto qui, come nel più ovvio e banale dei finali che poi non sono finali, che tanto lo sai che dopo i titoli di coda avverrà qualcos'altro.





Solo che a me non so più se va, di restare seduta nel cinema buio ad aspettare quello che verrà dopo, Che tanto lo sappiamo che bene che vada saranno tre o quattro minuti al massimo, che non pregiudicheranno il fatto che comunque le luci  si accenderanno e bisognerà uscire dalla sala, una volta per tutte. O almeno fino al prossimo film che valga la pena di andare a vedere.
Solo che Bergman è morto, Allen è molto vecchio e anche Chaplin ormai non è che un ricordo lontanissimo, quasi leggendario. E di film anche solo decenti non se ne vedono più da anni.
Ma Manhattan queste cose me le ha sempre mostrate. Allen non inventa niente, non fa che filmare e basta. Ci si incontra, è una figata, e poi finisce. E anche King Kong, nonostante la sua forza e la sua rabbia, non è riuscito a tenere la bionda, portata via da un omuncolo mentre era impegnato a combattere con draghi e mostri acquatici.



Non voglio più avere cento occhi, nè mostrare i denti per tenere quel che è mio.
Perché non c'è niente che sia mio.
 
Che poi non so bene cosa sto dicendo, ormai sto per dormire, so solo che il budda forse è davvero entrato nel mio corpo.
Chi se ne frega cosa verrà domani, in qualche modo.
E poi, si può sempre ricominciare da Tara, in un modo o nell'altro.
 
Chiudo con una citazione, che parla meglio di me.
 
L'amore credo sia come una vecchia barzelletta,
quella dove uno va da uno psichiatra e dice:
"Dottore, mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina";
e il dottore gli fa "e perché non lo rinchiude?"
E poi lui risponde " e così a me le uova chi me le fa?"
Bè, credo corrisponda ai rapporti uomo-donna,
e cioè che sono assolutamente irrazionali, pazzi e assurdi!
Ma credo che continuino perchè la maggior parte di noi
ha bisogno di uova. (Io e Annie – Woody Allen)



 
 
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directory : confessioni, oggi è successo

programmato da Alicesue alle ore 12:02
lunedì, 30 marzo 2009

Ecco il consueto cineforum.
Buona visione!!


I mostri di Dino Risi, 1963



Comincio subito a farmi riconoscere.

Dite quello che vi pare ma a me, il cinema italiano, continua a dare pochissime soddisfazioni. I mostri è un film insopportabile. Si ride della nostra italianità, delle nostre piccolezze, dei nostri difetti più evidenti. E fin qui, andrebbe anche bene.

E' un mio problema, questo: I mostri filmati dal regista sono proprio quelli che incontro ogni giorno per strada, quelli che odio e che vorrei eliminare. Vederli anche in un film, invece di rilassarmi e divertirmi, mi fa arrabbiare doppiamente.

Un paio di scenette divertenti ci sono come L'educazione sentimentale (con Tognazzi, che adoro) da cui ho preso il dialogo trascritto qui sotto.


Ugo Tognazzi, padre cinico, insegna la disonestà al figlio Ricky, che qualche anno dopo lo ucciderà
– Ma quali poveri? I poveri non esistono. Ma lo sai che perfino i mendicanti sono pieni di milioni? Lo sai che quando muore un povero gli trovano i biglietti da mille dentro il materasso?


Il settimo sigillo di Ingmar Bergman, 1956



Se mi chiedessero una top ten di film, sicuramente questo capolavoro ci entrerebbe di sicuro. Il senso della vita, la sensazione di valogare senza meta per le strade dell'esistenza, la continua ricerca di ciò che forse non esiste. Senza risposte, senza indizi, solo una vaga intuizione di divinità che non si sa se sia solo speranza o realtà.

L'uomo senza fede ha un cammino difficile ma tutti, I fedeli e I peccatori, non possono che attendere di andare incontro alla morte che osserva, col sorriso ironico e impietoso, tutto il nostro rincorrere risposte che non hanno domande.

Meraviglioso. Ingmar Bergman è uno dei miei registi preferiti.


Il cavaliere Antonius Block alla Morte:

Voglio parlarti il più sinceramente possibile, ma il mio cuore è vuoto. Il vuoto è uno specchio che mi guarda. Vi vedo riflessa la mia immagine e provo disgusto e paura. Per la mia indifferenza verso il prossimo mi sono isolato dalla compagnia umana. Ora vivo in un mondo di fantasmi, rinchiuso nei miei sogni e nelle mie fantasie.


Storia d'amore e di anarchia ovvero: stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza di Lina Wertmuller, 1973



A parte le urla insopportabili di donne sboccate (che durano almeno 40 minuti di mal di testa lancinante) è un film che merita di essere visto. Come al solito, la Wertmuller racconta la povertà, la rabbia, l'ingiustizia passando dal tono grottesco al tragico, saltellando dal serio al faceto e ricorrendo alla Melato e Giannini, due miti assoluti.

La Wertmuller è sottovalutata, probabilmente perché I suoi film di italiano hanno poco o niente... Eppure parlano dell'italia, quella vera, degli italiani, quelli veri, quelli sporchi, quelli populisti ma anche quelli onorevoli, con le loro contraddizioni, paure e ideali.

Bello.


Il mago di oz di Victor Fleming, 1939



Una signora di 45 anni che si veste ancora come se ne avesse 10 e parla come ne avesse 6, finisce nel magico mondo dei mastichini. Nonostante la strega cattiva e le scimmie volanti, riesce a tornare a casa felice e contenta e può continuare a fare la cretina con I parenti che la odiano visibilmente.
Canzoni carinissime, personaggi geniali, una storia incredibile. Insomma, tutto perfetto a parte la scema che, per quanto ci provi con tutte le sue forze, non riesce a rovinare il film.

Un cult.

Il mago Frank Morgan al leone codardo Bert Lahr
– Ti sei fatto l'errata opinione che solo perché rifuggi dai pericoli tu non hai coraggio. Tu confondi il coraggio con la saggezza. Nel paese da cui provengo ci sono degli uomini che sono chiamati eroi: una volta all'anno tolgono il loro coraggio dalla naftalina e lo portano in parata per le vie della città. E quelli non hanno più coraggio di te. Ma loro hanno una cosa che tu non hai: una medaglia.


Zelig di Woody Allen, 1983



Leonard Zelig ha talmente paura del giudizio del prossimo, da trasformarsi di continuo. Leonard è, come si dice, uno nessuno e centomila, è ebreo e cinese, è un suonatore di pianobar e un boss mafioso. Tutto, pur di appiattirsi e confondersi nel paesaggio, pur di non essere se stesso.

Girato come un finto documentario, è una delle solite genialate di Allen, mio regista preferito in assoluto.

Una parabola sull'amore, sull'impegno e sull'individuo. Irrinunciabile.

Voce fuori campo:
In fondo non fu l'approvazione delle masse a cambiare la sua vita, ma l'amore di un'unica donna.


Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen, 2008



Una è bionda, l'altra è bruna. Un'altra ancora è schizofrenica. Lui è spagnolo ed ha una relazione con tutte, in modo diverso.

Un film che non si capisce cosa vuole raccontare. Che l'amore non esiste? Che I rapporti sono destinati a finire, complicati o semplici che siano? Che è tutta un'illusione? Che siamo incapaci di rapportarci?
Boh, Allen questa volta ha toppato, mi è sembrato di guardare un trailer lungo un'ora e mezza.

Juan Antonio
Siamo fatti l'uno per l'altra ma non siamo fatti l'uno per l'altra: è una contraddizione.


Anything Else di Woody Allen, 2003



Storie d'amore che finiscono, dialoghi al limite del surreale (ma siamo sicuri? A me sembra che Allen mi segua per strada con un registratore, dovrei chiedergli I diritti prima o poi), un finale aperto e speranzoso.

Molto molto carino.

Woody Allen a Jason Biggs
Secondo te, la fisica quantistica ha la risposta? Scusa, ma a che cosa mi può servire che tempo e spazio siano esattamente la stessa cosa? Cioè, chiedo a uno “Che ora è?” e lui mi risponde “6 chilometri”? Ma che roba è?!


Alfie di Lewis Gilbert, 1966



Avevo visto il remake, con Jude Law. Mi aveva divertito, ho detto Chissà come sarà l'originale!
Presto detto: un film ignobile. Non ho mai visto un film più maschilista. con meno senso, più fastidioso di questo.

Lui è un violento che obbliga le donne ad abortire, fa pure loro la morale, non si prende le responsabilità della sua vita, se non picchia le ragazze le sottomette psicologicamente.
In tutto questo, mi attendevo un finale del tipo Ora impari, pezzo di merda.
Invece solo una leggera ammenda, del tipo “Come sono poverino, ho fatto qualche errore qui e là ma pazienza”.
Spero che il regista, lo sceneggiatore e tutti quelli che hanno partecipato a questo scempio, siano finiti a spazzare le strade.


Alice nel paese delle meraviglie della Walt Disney 1951



Sapete cosa vuol dire chiamarsi Alice, in questo mondo privo di fantasia?

Significa questo:
Piacere mi chiamo Salcazzo
Piacere, Alice
Oh, Alice nel paese delle meraviglie!

Questo simpatico siparietto – così poco scontato – accade 9 volte su 10. E la percentuale è bassa. Ecco perché ho sempre odiato questo cartone animato. Questi bastardi non mi hanno permesso di apprezzare il brucaliffo, lo stregatto, nonché il re.

Per fortuna I palmipedoni mi hanno portato di nuovo sulla diritta via...

Stregatto
Ma cara, qui siamo tutti matti... Io sono matto, tu sei matta, è un mondo di matti.


Mimì metallurgico ferito nell'onore di Lina Wertmuller, 1972



Fantastico. Questo è il cinema italiano che vorrei (va beh, non sempre, sennò non sarebbe più una gioia e uno stupore). Le contraddizioni che intercorrono tra l'azione e il pensiero, le lotte sindacali, la vita nel meridione, la mafia onnipresente, la condizione della donna. Qui c'è tutto.

La Wertmuller, come al solito, mette nel calderone tutto quello che ci caratterizza, tra il serio e il faceto.

Da vedere assolutamente.

Il comunista Giancarlo Giannini alla moglie Agostina Belli, che lo ha tradito
Ma Rosalia, ma che minchia di tradimento jè? Mi fai proprio cascare le braccia! Con uno che fa o’ finanziere, che ave cinque figli, dentro la cabina della gru e che si chiama pure Amilcare!


Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare di agosto di Lina Wertmuller, 1974



Il capolavoro della Wertmuller.
Qualsiasi cosa io possa dire, lo sminuirei e basta.

Giancarlo Giannini
– Brutta bottana industriale socialdemocratica!


Mamma mia di Phyllida Lloyd, 2008



Gli Abba violentati, una storia inutile, due cretini che si vogliono sposare, una meryl streep sprecata.
Un musical di merda che più di merda non si può.

Sam a Donna quando tutti devono dare una spiegazione della loro presenza sull'isola:
E io sono passato… per dire ciao…


Fantozzi di Luciano Salce, 1975



La vita di ogni operaio, impiegato, di ogni poveraccio nato in questo paese.
E nel finale è degnamente riassunta tutta la storia delle lotte per l'uguaglianza...

IMMANCABILE.

Il “megadirettore galattico” Paolo Paoloni e l’impiegato Paolo Villaggio/Fantozzi, scopertosi comunista
Ma caro Fantozzi, è solo questione di intendersi, di terminologia. Lei dice “padroni” e io “datori di lavoro”, lei dice “sfruttatori” e io dico “benestanti”, lei dice “morti di fame” e io “classe meno abbiente”. Ma per il resto, la penso esattamente come lei.


Friends Prima stagione



Credo di essere l'unica nel mondo a non avere mai visto Friends. Va beh, sì, qualche puntata qui e là ma niente di più. Che dire quindi di qualcosa di cui ormai han parlato tutti e da decenni?
Che fa ridere.

Che Rachel è bellissima.
Che Phoebe è il mio personaggio preferito.
Che Monica è psicopatica.
E un sacco di altra roba che avete pensato anche voi.

Bello bello bello, almeno per ora.


Il secondo tragico fantozzi di Luciano Salce, 1976



Ha dei momenti-capolavoro. Chi non si ricorda della Corazzate Kotiomki? O del Io sono stato azzurro di sci?
Temo però che I prossimi della saga siano solo una caduta di stile... me li consigliate?

Paolo Villaggio al cineforum, davanti alla platea
Per me, la “Corazzata Kotemkin”, è una cagata pazzesca!


Cabaret di Bob Fosse, 1972



Qualcuno mi aveva detto che io ero uguale a Lisa Minelli in questo film.
Considerato che Lisa Minelli è una svampita, irresponsabile e frivola, il tipo in questione deve avere un'ottima considerazione di me...

Un film del cazzo, comunque.

Marisa Berenson e Liza Minnelli
– Io non mangio mai fuori pasto.
– Io mangio solo fra i pasti


Amore e guerra di Woody Allen, 1975



Forse questo è il mio film preferito. Che poi è difficile stilare una classifica perché Allen è Allen, Allen sono io o quello che vorrei essere. Ma qui si va oltre perché c'è pure Bergman, c'è Il settimo Sigillo, ci sono I discorsi metafisici, quelli intellettuali, il surrealismo.
E' il film della svolta di Allen, da qui in poi inizia il mito.

IMPERDIBILE.

Amare è soffrire. Se non si vuol soffrire, non si deve amare. Però allora si soffre di non amare. Pertanto amare è soffrire, non amare è soffrire, e soffrire è soffrire. Essere felice è amare: allora essere felice è soffrire. Ma soffrire ci rende infelici. Pertanto per essere infelici si deve amare. O amare e soffrire. O soffrire per troppa felicità. Io spero che tu prenda appunti.


Jurassic Park di Steven Spielberg, 1993



Diciamo che per gli amanti degli effetti speciali vecchia maniera (tipo King Kong, per capirci), metà della magia è compromessa. In più non aiuta la presenza dei due bambini malefici e la morale familiare che pervade l'intera pellicola.

Comunque alla fine si fa guardare e la scena dei dinousari in cucina, anche se ricalca quella dei Gremlins (sempre in cucina, guarda caso), giustifica la visione.

Alan Grant (Sam Neil) e John Hammond (Richard Attenborough)
Grant: Signor Hammond! Dopo attenta considerazione ho deciso... di non avallare il suo parco!
Hammond: Anche io!


Wall-E di Andrew Stanton, 2008



Cosa come il sale dà sapore ma è più dolce – molto più dolce – del miele?
Ah, ma è molto facile, rispose Bambulè, non sbagliò quando disse “L'amore”...

E non mi sento di aggiungere altro, per non rovinare la poesia.
Va beh solo una cosa: spero che gli umani scesi sulla terra non ripropongano di nuovo una comunità che si basi solo sull'arrivismo e sull'egoismo... ma so già che le mie speranze sono mal riposte...

Il capitano della Axiom
"Non possiamo permetterci di non fare niente per il nostro pianeta, perchè è proprio questo che abbiamo fatto per tutto il tempo, niente, Auto, niente!"


E' arrivato mio fratello di Pipolo e Franco Castellano, 1985



Renato pozzetto sfigato incontra renato pozzetto figo (che ci vuole fantasia, eh). Storia vecchia come il mondo, film buono per I pasti, come si faceva quando si andava a scuola.


Io sono fotogenico di Dino Risi, 1980



I primi dieci minuti sono fantastici. C'è pure una bestemmia urlata a tavola che mi ha fatto stramazzare dal ridere.

Per il resto, uno dei film peggiori che abbia visto con Pozzetto.



Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis, 1981



Un film horror che non è horror, una commedia che non è una commedia, una trasformazione che ha fatto storia, talmente è dolorosa e realistica.

John Landis quando vuole è un genio.
Ah, tenetevi lontani dalla brughiera, che non si sa mai.


Colloquio in ospedale tra il Dott. Hirsh e David Kesslar
"..un uomo? Io ho visto cosa è successo,un uomo a mani nude non è capace di commettere cose simili..."
(Dott.Hirsh a David) "Ti stupiresti a vedere gli orrori di cui l'uomo è capace!"


La moglie di Frankestein di James Whale, 1935



Il mostro è solo e arrapato, così gli costruiscono una compagna. Ma questa scappa via terrorizzata.
Il mostro, frustratissimo, si incazza.
Un altro di quei film inutili che sono passati alla storia per motivi arcani.


Ernest Thesiger
– A un nuovo mondo di dèi e mostri.


Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau, 1922



Per me, nosferatu di Murnau, è una cagata pazzesca!!!!!!


Gli uccelli di Alfred Hitchcock, 1963



Una cretinetta piena di soldi fa 534534534 chilometri per civettare con un tipo che le piace. Ma le civette, stanche di essere messe in mezzo da personaggi inutili come questi, si alleano ai canarini, alle rondini e a tutti gli esseri con le ali e partono all'attacco.
A parte I personaggi sempre senza spessore, il resto è da brividi. L'attacco alla scuola, la fuga in macchina, anche gli uccelli in soffitta...
Il silenzio che precede l'attacco e il silenzio che ne segue, il grandissimo dialogo nel bar, dove gli scettici filosofeggiano sulla vita animale.

A me che di solito hitchcock fa cagare, ha messo I brividi.


L'uomo lupo di George Waggner, 1940


Essere uomini lupi vuol dire essere degli idioti pelosi.
Un altro film di merda, e va beh.


Claude Rains a Lon Chaney Jr., trasformato in licantropo
Larry, figlio mio, c’è forse qualcosa che non va?


L'esorcista di William Friedkin, 1973


Questo è IL film dell'orrore per eccellenza.
Musica da brivido.
Trucco terrorizzante.
Situazione devastante.
Il conosciuto che diventa sconosciuto, lo sconosciuto che si palesa sotto forma di bestia immonda, di grida strazianti, di sangue, di violenza, di voci familiari che diventano più che inquietanti.

Unica pecca: il finale. Forse non sapevano più che pesci pigliare...

Hai visto cos'ha fatto quella stracciacazzi di tua figlia?


Riposseduta di Bob Logan, 1990


Vince la palma d'oro per il film più brutto della storia.

l giovane prete Anthony Starke e l’indemoniata Linda Blair
Tu sei solo una creatura infernale, io rappresento il credo professato da popoli interi. Lo sai che la religione cristiana è seguita da più di un miliardo di persone?
Capirai: anche la ruota della fortuna.

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