La mia vita è più serena da quando guardo Sex and the City.

Ok, so che sembra la solita sparata cazzara, però è vero. E' che mi sento bene, in quei venti minuti di visione.
Pensare che ero così prevenuta! Tutti a parlarne male. La maggior parte delle persone descrivevano il tutto con queste pochissimo edificanti parole:
son quattro troie che ci provano con tutte ma la cosa più brutta è che manco c'hanno l'età, che si comportano da ragazzine, quelle, anche se non lo sono.
Va beh, è ovvio che queste persone hanno un'intelligenza al di sotto della media. Noto d'altronde una certa superficialità generale, quando si parla di queste quattro ragazze di New York.
Generalmente gli uomini non lo capiscono e le donne si fermano sulla superficie.
Secondo me questo telefilm è profondo e leggero insieme.
Leggero perché è divertente.

Frivolo, con vestiti bellissimi, posti in e una vita impossibile da avere.
Profondo perché, per la prima volta, vediamo quattro ragazze emancipate, con problemi reali – problemi che mi ritrovo ad affrontare ogni giorno della mia vita – riguardo alle relazioni, all'essere donne single e felici di esserlo.
E' forse dovere di ogni donna sposarsi, avere figli, essere succubi di una relazione che non ci completa ma, in realtà, ci toglie la nostra individualità?
No. Il dovere di ogni donna è essere completa da sola e poi, se si trova “l'anima gemella”, ben venga.
Samantha, Miranda, Carrey e Charlotte si ritrovano ad affrontare tutto questo, con i consueti alti e bassi.

Non sono perfette e questo rende speciale il punto di vista. Sono personaggi con mille sfaccettature, non sono manichee. Rappresentano le paranoie femminili, i cali d'umore, la sicurezza a volte esagerata per mostrarsi forti, di fronte al mondo. Perché essere donne non è facile, in un mondo maschile. Essere donne, poi, emancipate, ricche, che non hanno bisogno di nessuno, è ancora più complicato.
Io sono solo alla quarta serie, ma ci sono milioni di piccoli esempi di “discriminazione” - raccontati in modo frivolo, simpatico, senza troppi patetismi – che queste donne devono affrontare.
Il pregio di questa serie è che non abbiamo stereotipi femminili. Abbiamo delle vere e proprie donne. E non ci si stupisce se – spoiler – Samantha, che è una mangiatrice di uomini incallita, che non ha bisogno di nessuno, da malata diventa piagnucolante, dicendo cose che, normalmente non direbbe mai. Perchè la donna a volte si lascia andare a pensieri stigmatizzati: sono sola, cazzo, la donna non deve essere sola, noi facciamo tanto le forti ma poi, alla fine, dell'uomo abbiamo bisogno.
Ovvio, non è vero, ma succede che lo si pensi.
La cosa che ho letto in giro è che “carrey corre dietro a Big per farsi sposare”.

E mi sono stupita, a leggerlo, perchè questa cosa non c'è. Carrey si interroga continuamente su cosa è giusto fare e cosa no, cosa vorrebbe e cosa no. Non pensa al matrimonio ma pensa che, nonostante tutto, un rapporto serio lo vuole. E si dispera quando – anche se va tutto bene, è tutto perfetto e diventente – Big continua a scappare.
E poi, particolare non indifferente, è la prima volta che la sessualità femminile viene sviscerata in modo tanto ingenuo. La masturbazione, il sesso anale, il potere avere cento partner se solo ci va, sono concetti del tutto nuovi, in televisione come nella vita vera. Non vengono trattati con volgarità ma nel modo in cui – davvero – le ragazze ne parlano tra di loro.
Le quattro ragazze rappresentano quattro donne tipo.

Charlotte la sognatrice, che desidera di sposarsi.
Carrey, fighetta ma intelligente, che vuole una relazione senza ansia, donna con mille paranoie e soggetta a isterismi emotivi.
Samantha, indipendente fino a diventare a volte eccessiva – ma simpatica, forse è la mia preferita.
Miranda che quasi odia gli uomini, maniacale nella sua solitudine,che vede tutto come un affronto alla sua femminilità indipendente.
In mezzo, tanti particolari interessanti. Per la prima volta, per dire, ho visto raccontare le paranoie nate da una telefonata non fatta in modo tanto accurato.

Cose che probabilmente un uomo non capisce e che bolla come “isterismo”, nella vita di una ragazza a volte succede. Ed è vero, ci facciamo dei film – almeno, io me li faccio – sul nulla. Su una parola, un'azione, fatta o non fatta.
Così, Sex and the City è diventato un po' uno specchio di quello che vivo. E penso a quanto mi piacerebbe avere delle amiche così, a cui puoi dire tutto quello che vivi senza vergognarti perché la vergogna non esiste. Nessuno è lì per giudicarti, tutti lì invece a partecipare alla tua vita.
Nella realtà è tutto molto più complicato, per fortuna e purtroppo.
Quindi, davvero, non c'è niente di meglio che starmene sul divano, immergermi in Manatthan e camminare spedita con le mie amiche immaginarie.

Che sembra una cosa un po' da sociopatica, ma che ci volete fare.
